CO.S.MI.

Nel gennaio del 2011 le Primavere Arabe scuotono il nord Africa, sfidando regimi dispotici e sanguinari, quasi sempre sostenuti dall’Occidente europeo e nordamericano, e imponendo un’accelerazione improvvisa e forse inimmaginabile alla storia di tutta quell’area. 
Da tali grandiose esperienze di liberazione, in seguito parzialmente tradite, nasce il Comitato di Solidarietà ai Migranti. Le Primavere Arabe si propagano con la velocità di un fuoco che divampa dalla Tunisia all’Arabia Saudita, dal Marocco all’Egitto. In quei mesi di lotte, repressioni e speranze, gli echi di rivolta attraversano l’intero Mar Mediterraneo giungendo sulle sue sponde settentrionali, come fossero sospinti da vento di Scirocco.

E così accade che una piccola città della provincia di Reggio Calabria, Villa San Giovanni, sia percorsa dal turbinio frenetico dei tunisini che attraversano il mare – fuggendo dal disordine del proprio Paese e, allo stesso tempo, approfittando di quel vuoto politico per emigrare, pratica severamente vietata e punita, ieri come oggi – per riversarsi in Italia e, da qui, nel resto d’Europa. Accade anche che una stazione ferroviaria, sempre più prosciugata da politiche della mobilità e dei trasporti che riducono progressivamente treni, percorsi, possibilità di spostamento e di incontro, riacquisti vita e fermento. 

Il Co.S.Mi. nasce in quell’occasione straordinaria di emergenza e speranza, di pericolo e incontro, d’incertezza e futuribile. I volontari di Villa San Giovanni e Reggio Calabria, singoli cittadini o facenti parte di associazioni politiche e socio-culturali, prestano se stessi per garantire a quelle masse di persone in fuga la garanzia del rispetto dei diritti fondamentali e la possibilità di proseguire il loro viaggio.
Per una volta, questo territorio è stato letteralmente baricentro del Mare Nostrum, crocevia di culture e popoli in cammino che ‘fanno’ la civiltà, nonostante le bieche misure repressive che riguardano l’immigrazione e rappresentano l’Europa come una fortezza presa d’assalto da disperati che scappano da guerre quasi sempre provocate da noi.
Tre anni dopo, la guerra civile siriana e, più tardi, il radicamento dello Stato Islamico. La diaspora dei siriani passa ancora una volta da Villa San Giovanni e, ancora una volta, sono le donne e gli uomini del Co.S.Mi. a vigilare perché quel transito, apparentemente frettoloso ma intriso di significati e umanità, si compia senza derogare al rispetto della dignità umana e dei diritti basilari dell’uomo.
Come con i tunisini, anche i siriani vengono assistiti, aiutati nel reperire risorse – cibo, indumenti, giocattoli per bambini provati dalla traversata in mare – e sostegno fraterno grazie a una cittadinanza tutta che si attiva per impegnarsi in una solidarietà piena, che non conosce i ‘distinguo’ del colore della pelle e della cultura che i razzisti di ieri e di oggi alimentano.
Non solo assistenza materiale, peraltro importante, ma anche e soprattutto supporto morale, vicinanza umana a persone che, dopo aver visto la morte in faccia, hanno solo bisogno di un sorriso, di una mano tesa verso i loro patimenti.
Mentre le istituzioni dello Stato sembrano chiudere gli occhi, troppo preoccupate a dover smaltire al minor costo possibile una quota sempre crescente di esseri umani che travalicano in modo problematico i confini nazionali, il Co.S.Mi. assume un ruolo decisivo nella  gestione di qualcosa che viene considerato unicamente sotto la lente dell’emergenzialità, dell’ordine pubblico. Ma le donne e gli uomini che sono partiti da terre lontane non sono numeri, non sono minacce alla nostra vita: rappresentano piuttosto la possibilità di invertire l’individualismo quotidiano in un percorso collettivo di solidarietà che dal sud Italia si propaga in tutta Europa.
Così, il Co.S.Mi. si ritrova a fronteggiare emergenze che nemmeno i suoi componenti – e tutti i cittadini disposti ad aiutare – hanno incontrato mai: migranti con problemi di salute frettolosamente congedati negli screening sanitari predisposti nei porti siciliani; anziani e bambini con disabilità; persone senza biglietto e senza denaro che devono però necessariamente spostarsi il prima possibile alla volta della meta più ambita, il nord Europa, anche a causa dell’assurdo regolamento di Dublino per cui il Paese nel quale il migrante rilascia le sue impronte è il Paese nel quale questi è costretto a restare, il più delle volte contro la sua volontà.
Sopperendo alle falle di un sistema che si crogiola nello sterile rispetto delle norme e di una vuota legalità, i volontari del Co.S.Mi. hanno anche la possibilità di aprire una finestra sulle straordinarie storie dei migranti che, per poter vivere e realizzare il diritto fondamentale alla mobilità e all’autodeterminazione, raccontano delle violenze subite in Libia, della situazione disastrosa in Siria, delle paure che ancora, pur sani e salvi, li attanagliano.
Ma non sono solo siriani: eritrei, sudanesi, maliani, maghrebini, nigeriani, somali. I dannati della terra che pagano il conto, coi loro corpi e con le loro vite, di secoli di colonialismo prima e di asimmetrie e squilibri politici che tutt’oggi rendono tormentata e dolorosamente inquieta l’esistenza in vaste aree del sud del mondo.
In breve tempo, il Co.S.Mi. inizia a svolgere una costante attività di sensibilizzazione e di controinformazione, provando a mettere a nudo le grammatiche della paura che, in Italia come altrove, il potere articola per distrarre l’opinione pubblica dalle vere cause della miseria per individuare nuovi capri espiatori, per alimentare guerre tra poveri e dominare con maggiore disinvoltura. 
Di fronte a un sistema impreparato ad affrontare gli stravolgimenti politici e sociali epocali coi quali ci stiamo confrontando, il Co.S.Mi. ha dato vita ad uno sportello legale in grado di aiutare i tanti migranti che percorrono il nostro territorio privi di un solido riferimento o di sostegno alcuno. 
Da qui l’esigenza di prestare assistenza a coloro i quali dovranno sottoporre richiesta d’asilo alle commissioni territoriali o, più banalmente, avranno bisogno di informazioni e indicazioni per richiedere documenti specifici, prestazioni particolari. Lo sportello legale (con sede presso il CSOA Cartella, a Gallico), sarà inoltre un primo momento di incontro e ascolto, durante il quale il migrante verrà anche messo a conoscenza delle strutture (ad esempio sanitarie) presenti sul territorio, qualora necessitasse di servizi che al momento non possiamo garantire. 
I prossimi progetti vertono invece su un doposcuola popolare, un consultorio, un centro d’ascolto profondo e altro ancora. Vi terremo costantemente informati su questa pagina web, che fungerà anche da portale di contro-informazione e laboratorio di riflessione critica su migrazioni, politiche e scenario internazionale.  
Mentre l’Europa dà prova di continua inumanità, respingendo i migranti o addirittura sottraendo loro denaro, come accade in Danimarca, noi proviamo a fare la nostra parte. Perché abbiamo scelto, senza esitare, da che parte stare.