La rivolta del popolo sudanese contro il regime

Giovedì, 31 Gennaio, 2019 - 15:37

Dal 19 dicembre il popolo Sudanese è in rivolta, stanchi delle angherie costretti a subire da 30 di dittatura, hanno iniziato ad occupare le piazze del paese dell'Africa centrale scandendo uno slogan chiaro ed inequivocabile: "Via Al-bashir".         Il dittatore al potere dal 1989 dopo un colpo di stato,ha trascinato il paese nel baratro. Tra guerre civili, corruzione dilagante e repressione violenta contro gli oppositori, il regime  ha sempre meno consenso tra la popolazione, anche nel nord del paese storica roccaforte di Al-bashir.  I guai si sono acuiti dopo la separazione del Sudan dal sud del paese, una secessione sanguinosa che è costata al paese sia in termini di vite umane che di potere economico: nel sud sono concentrati i maggiori giacimenti petroliferi che adesso sono in mano al neonato stato del sud Sudan. Negli ultimi tempi l'inflazione è salita alle stelle facendo aumentare i prezzi di circa il 70%. Si registrano file interminabili per l'acquisto del pane o per fare il pieno di carburante, nello stesso tempo dagli sportelli bancomat si possono prelevare solo piccole somme. L'aumento dei prezzi, sommato alla mancanza di servizi, specie quelli sanitari ma anche il trasporto pubblico, stanno rendendo la vita impossibile alla stragrande maggioranza della popolazione. Così in tantissime città del Sudan le proteste vanno avanti senza conoscere soste da quasi due mesi. A protestare sono gli studenti ma, anche lavoratori, disoccupati e finanche le categorie professionali: ingegneri, professori e medici hanno un ruolo centrale nelle proteste, qualche giorno fa durante una delle tante manifestazioni un medico è stato ucciso. Anche l'esercito e la polizia comprendono le ragioni dei manifestanti, così Al-bashir sta mettendo in campo forze paramilitari e servizi segreti per provare a reprimere una protesta di vastissime dimensioni che piano piano gli sta sfuggendo di mano. Al momento si contano oltre 60 morti,il governo ne riconosce solo una trentina. 1000 sono i manifestanti arrestati dal regime,molti dei quali non si sa dove siano stati portati. Il popolo Sudanese è determinato a continuare le proteste fin quando Al-bashir e i suoi seguaci non saranno cacciati via. Quello che purtroppo è inaccettabile è il silenzio dei media internazionali,in pochissimi stanno raccontando quello che sta avvenendo in Sudan,così da dare la possibilità al regime di esercitare violenze sul popolo nel silenzio generale. È fondamentale che i governi degli altri paesi prendano le distanze dalle politiche di Al-bashir e diano ascolto alle proteste del popolo. Se ciò non avverrà si rischia di far precipitare il Sudan nell'incubo dell'ennesima guerra civile con tutte le conseguenze nefaste che ne possono conseguire.

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